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	<title>RARO! Web Magazine</title>
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	<description>Il magazine online</description>
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		<title>I numeri di RARO! e gli articoli di copertina in formato PDF</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 07:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuano gli aggiornamenti al nostro negozio online. Da maggio una ulteriore novità: è possibile acquistare, oltre all&#8217;articolo di copertina, anche l&#8217;intero numero della rivista in formato pdf, a soli 3.50€. Un pratico metodo per chi&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continuano gli aggiornamenti al nostro negozio online. Da maggio una ulteriore novità: è possibile acquistare, oltre all&#8217;articolo di copertina, anche l&#8217;intero numero della rivista in formato pdf, a soli 3.50€. Un pratico metodo per chi vuole risparmiare e non desidera acquistare la copia in edicola, magari leggendola comodamente sul proprio iPad. Visitate il nostro negozio online.</p>
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		<title>Jethro Tull * Rarità mondiali</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 07:47:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Pomponi</dc:creator>
				<category><![CDATA[CoverStory]]></category>
		<category><![CDATA[Discografia]]></category>
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		<category><![CDATA[In edicola]]></category>
		<category><![CDATA[discografia]]></category>
		<category><![CDATA[Jan Anderson]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E&#8217; di questi giorni la notizia che i Jethro Tull hanno presentato alla stampa Thick As A Brick 2, sequel di una delle opere più amate ed apprezzate del rock progressivo, ma anche per molti versi controversa e discussa. Non sappiamo ancora se la nuova composizione riuscirà ad uguagliare in maestria l&#8217;opera di cui è figlia naturale, compito certamente non facile. </strong></p>
<p>Certo è che con questa mossa coraggiosa, i Jethro Tull dimostrano di essere tutt&#8217;altro che una band che si nutre di nostalgia o che vive nel passato (sebbene uno dei loro brani più celebri sembri proprio voler suggerire quest&#8217;idea!) Al contrario, Ian Anderson e soci sono un gruppo costantemente vivo e pulsante, come del resto dimostrato dall&#8217;incredibile entusiasmo che i loro concerti ad ogni latitudine sono in grado di creare, forti dell’apporto di sempre nuove generazione di fan che, a mano a mano, vanno ad aggiungersi alle instancabili e sempre presenti leve del passato. Proponiamo, in questo servizio, una carrellata mondiale dei dischi più rari e ricercati dai collezionisti del gruppo, concentrando la nostra attenzione su quanto prodotto al di fuori della Gran Bretagna e dell&#8217;Italia, nazioni che sono state già in passato oggetto di approfondite discografie. Come sempre, non ci limitiamo all&#8217;aspetto della rarità quale valore unico di riferimento, ma teniamo in considerazione l’aspetto grafico ed artistico delle copertine, aspetto quest&#8217;ultimo che, nel caso dei Jethro Tull risulta, più che mai variegato ed affascinante.</p>
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		<title>Cover Art * GONG &#8211; Flying Teapot</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 16:49:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Spagnoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cover Art]]></category>
		<category><![CDATA[In edicola]]></category>
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		<category><![CDATA[Daevid Allen]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo gruppo micidiale fu fondato agli inizi dei ’70 dalla mente pazzoide di un fricchettone australiano, il geniale Daevid Allen che bloccato alla frontiera inglese, decise di stabilirsi a Parigi dove già c’erano altri esaltati, i&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questo gruppo micidiale fu fondato agli inizi dei ’70 dalla mente pazzoide di un fricchettone australiano, il geniale Daevid Allen che bloccato alla frontiera inglese, decise di stabilirsi a Parigi dove già c’erano altri esaltati, i Magma di Cristian Valder nonché gli echi molto vicini di Amon Dull II, Can e Faust.</strong></p>
<p>Nel 1970 l’eco della loro musica squinternata, con il bellissimo <strong><em>Camember Electrique</em></strong>, si era diffusa per l’Europa, surclassando la musica spaziale degli <strong>Hawkwind</strong>, oltrepassando il <em>Canterbury style</em> con in più un pizzico di <strong>Zappa</strong>, e anticipando perfino il lato oscuro della luna di “pinkfloydiana” memoria in un paio di brani.</p>
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		<title>Barbara Boncompagni * Discografia e intervista</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 08:56:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Menico Caroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Barbara Boncompagni non ha ancora diciott’anni, quando esordisce sulla ReteDue di Pio De Berti, ballando sul soffitto di una stanzetta da adolescente. La trasmissione, giocata sull’idea del sogno, si intitola &#8211; appunto &#8211; Drim, titolo&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Barbara Boncompagni non ha ancora diciott’anni, quando esordisce sulla ReteDue di Pio De Berti, ballando sul soffitto di una stanzetta da adolescente. </strong></p>
<p>La trasmissione, giocata sull’idea del sogno, si intitola &#8211; appunto &#8211; Drim, titolo scritto con calligrafia infantile, secondo la pronuncia del più corretto inglese “dream”. È il programma di punta della domenica sera, trasmesso dal 28 dicembre 1980 al febbraio dell’anno successivo firmato da suo padre, Gianni Boncompagni, con Marcello Ciorciolini. Ancora scevra dalla spina al fianco delle tv private, la Rai centra il bersaglio, riportando in video il magnifico duo composto da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, riconciliati dopo lungo distacco. Nel cast, anche Enzo Paolo Turchi e Oriella Dorella, ex prima ballerina della Scala. Inevitabilmente incasellata nel ruolo di ‘miracolata spinta’, quello della Boncompagni è un esordio discusso, in un Paese in cui il sospetto di raccomandazione pesa come un macigno nel destino di molti figli d’arte. Ma, complice un parterre di ospiti eccezionali (tra cui, in una puntata, la famiglia De André al completo), “Barbarella”, come la chiamano Franco e Ciccio, non delude le aspettative. Canta, balla, recita. È l’idolo di milioni di bambini, stregati da quella sua capacità di camminare Con i piedi all’insù (questo anche il titolo del 45 giri d’esordio), sfidando la legge di gravità. Il botto è assicurato. La sequenza di lei, che danza sul soffitto, come Fred Astaire nel film del ’51 Sua altezza si sposa, è una delle icone televisive piú rappresentative degli anni Ottanta. Nessuna magia, ma un banale effetto ottico che, se da una parte, infrange il sogno di milioni di bambini, dall’altra conferma le potenzialità di una televisione, tutto sommato, povera di mezzi, ma ancora capace di stupire. Nel 1982, scritturata dalla Polydor l’ormai maggiorenne Barbara ha le idee più chiare sulle potenzialità di quella che per lei è già diventata una professione: «Non posso permettermi di fare una cosa sola. Non sono Mina, che arriverebbe al cuore di chi ascolta, anche se rimanesse immobile come un palo. Ho una voce normale, sono bravina a ballare, ma nulla di eccezionale. Vorrei invece completarmi sapendo, allo stesso tempo, presentare, ballare e cantare». </p>
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		<title>CD collection * Un mondo in Beat</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 08:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fernando Fratarcangeli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A chi non conosce le origini e l’evolversi del beat della seconda metà degli anni ‘60, consigliamo di cercare l’antologia <em>Un mondo in beat</em><strong>, anche se non sarà certamente impresa facile poiché nel novantaquattro, l’allora BMG Ricordi, dopo aver realizzato questo interessante doppio album in digitale a bassa tiratura lo tolse dal catalogo e non lo ristampò mai più.</p>
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		<title>Rocky Roberts * Rhythm &amp; Blues alla dinamite</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 08:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Italo Gnocchi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[discografia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il successo pieno arrivò per lui nel 1967 grazie alla trasmissione televisiva Sabato sera, importante show in cui Mina era la padrona di casa e dove Rocky Roberts eseguiva la canzone che accompagnava i titoli&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il successo pieno arrivò per lui nel 1967 grazie alla trasmissione televisiva <em>Sabato sera</em>, importante show in cui Mina era la padrona di casa e dove Rocky Roberts eseguiva la canzone che accompagnava i titoli di testa della trasmissione, <em>Stasera mi butto</em>. A quell’appuntamento comunque, il cantante americano non era arrivato per caso. Alle spalle aveva sette anni di carriera avendo iniziato nel 1960 in Francia. Ripercorriamo la sua storia…</strong></p>
<p>Nato a Miami, in Florida, il 23 agosto del 1941, Charles Roberts, questo il vero nome dell’artista, quarto figlio di una famiglia molto modesta, prima di arrivare alla musica si era dedicato a vari mestieri  ad a una passione, la boxe, sport in cui aveva militato nella categoria pesi welter. Un grave e accidentale incidente ad un occhio durante lo svolgimento di un incontro, ne compromise però la carriera. Rimasto orfano di padre all’età di otto anni, Rocky si arruolò diciassettenne nella marina americana dove venne destinato alla portaerei USS Indipendence la quale attraccò, tra le varie destinazioni, anche nel Mediterraneo, a Cannes sulla Costa Azzurra. Sulla nave Rocky si era aggregato ad un complesso musicale fondato dal batterista Doug Fowlkes che quando lo sentì cantare lo integrò subito nel gruppo quale voce solista. Nacque così il Doug Fowlkes and The Airdales: Charles Barron e Jerry Armstrong alle chitarre, Don Borja al basso, Jerry Hendrix al pianoforte, Bob Given e Fred Lawrence ai sax, lo stessi Doug Fowlkes alla batteria e Rocker Roberts alla voce. Durante uno dei loro spettacoli in Francia il gruppo viene notato da un responsabile dell’etichetta discografica francese Barclay e invitato a Parigi a sostenere un provino che superato brillantemente, valse l&#8217;ingaggiato per l’importante casa discografica. Il gruppo inizia ad incidere dischi, registrazioni che per l’Italia vengono acquisite in esclusiva dalla Vis Radio. Per il mercato italiano vengono così editi, tra il 1960 e il 1961, tre extended-play e un microsolco a lunga durata attribuiti a Doug Fowlkes and “The Airdales”. In essi, varie cover di classici americani rivisitati alla loro maniera tra cui Lucille di Little Richard, Johnny B. Good, Unchained Melody e Over And Over. </p>
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		<title>Come eravamo * Maggio 1962</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 15:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fernando Fratarcangeli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[anni 60]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 1° maggio è la data ufficiale della nascita del Clan Celentano, il cui primo 45 giri realizzato dalla nuova etichetta è Vedrai che passerà cantato da Ricki Gianco. Il 10 dello stesso mese uscirono&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 1° maggio è la data ufficiale della nascita del <strong>Clan Celentano</strong>, il cui  primo 45 giri realizzato dalla nuova etichetta è <em>Vedrai</em> che passerà cantato da <strong>Ricki Gianco</strong>. Il 10 dello stesso mese uscirono altri tre dischi Clan: <em>Stai lontana da me</em> di Adriano Celentano, realizzato come disco tris, ovvero comprensivo di tre brani anziché due (<em>Sei rimasta sola</em> e <em>Amami e baciami</em>), <em>Fuggiasco</em> di Don Backy e <em>Tu lo sai</em> di Guidone.  </p>
<p>L’appuntamento settimanale con <strong>Caterina Valente</strong> e il suo show Bonsoir Catherine vede, nella puntata di mercoledì 2 maggio, ospiti importanti ad iniziare da Mina e Jacques Brel, oltre al Quartetto Radar e al chitarrista Franco Cerri. Nel corso della puntata, Caterina si esibirà nell’imitazione di Elvis Presley cantando Jailhouse Rock e proponendo canzoni del suo e di altri repertori quali Dimmelo in settembre, Guardando il cielo, Non dimenticar (le mie parole), Senza stelle, Alamo, Scandalo al sole e Non esiste l’amor, successo di Adriano Celentano.</p>
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		<title>Ken Hensley * Intervista esclusiva</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 15:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Grazia Umbro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Forever Heep]]></category>
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		<category><![CDATA[Uriah Heep]]></category>

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		<description><![CDATA[Ken Hensley, storico tastierista degli Uriah Heep, in Italia per due date con i Forever Heep, mi ha concesso un po’ del suo tempo dopo il soundcheck al teatro Astra di Verona. Seduti davanti ad&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ken Hensley, storico tastierista degli Uriah Heep, in Italia per due date con i Forever Heep, mi ha concesso un po’ del suo tempo dopo il soundcheck al teatro Astra di Verona. Seduti davanti ad una tazza di tè, inaspettatamente, è lui che mi fa la prima domanda, vuole sapere cosa mi piace della musica degli anni ’70, provo a rispondere… E così inizia la nostra chiacchierata.</p>
<p><strong>Innanzitutto grazie per avermi concesso un po’ del tuo tempo prima del concerto. Mi piacerebbe ripercorrere la tua carriera e per questo ho studiato un po’ la storia degli Uriah Heep…</strong><br />
Beh, su questo spero di poterti essere d’aiuto anche io… (sorride n.d.a.)<br />
<strong>Tutto è più o meno iniziato nel 1965 quando sei entrato nella band chiamata The Gods con Mick Taylor, poi Rolling Stones, Greg Lake, poi King Crimson ed Emerson Lake &#038; Palmer, John Glasscock, poi Jethro Tull, Paul Newton e Lee Kerslake, poi bassista e batterista degli Uriah Heep… </strong><br />
Quello è stato il primo gruppo professionista in cui ho suonato<br />
<strong> …e poi nel 1969, Paul Newton ti ha chiamato per chiederti di unirti alla sua band e da lì è cominciata la storia degli Uriah Heep…</strong><br />
Si… lavoravo, suonavo la chitarra per soldi, Paul venne da me e mi disse che stava suonando con questo gruppo chiamato The Spice e loro stavano cercando un tastierista. Così sono andato con lui ed ho incontrato il loro manager. E’ stato impressionante perché erano già in studio a registrare un album, e così decisi di unirmi a loro. La band si chiamava ancora The Spice ma poco tempo dopo il manager suggerì di cambiare nome. Era il periodo in cui in Inghilterra si celebrava il centenario di Charles Dickens, c’era David Copperfield in TV, e cosi saltò fuori il nome Uriah Heep, e noi lo adottammo. Per me è stato bello perché fino ad allora non ero stato in grandi band, con The Gods avevamo realizzato due album, che era una cosa buona ma non era ancora quello che volevo, quello che sognavo, così quando incontrai loro con il manager e andammo in studio capii che mi stavo avvicinando al mio sogno, il sogno di diventare una rockstar. I primi giorni erano da pazzi ma venivamo pagati per suonare e questo era forte, era un bel periodo. Ma in quello stesso periodo stava prendendo piede una grossa ribellione in Europa. Sai, tutta quella gente con giacca e cravatta, capelli corti? Noi stavamo andando proprio nella direzione opposta! Eravamo parte di questa grande ribellione che ha cambiato tutto, ed era eccitante da molti punti di vista, personale ma soprattutto di essere parte di quel momento.</p>
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		<title>Cinema Cult * Due ragazzi che si amano (Friends)</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 15:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Germano Barban</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema Cult]]></category>
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		<category><![CDATA[Lewis Gilbert]]></category>

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		<description><![CDATA[( di Lewis Gilbert, 1971 ) Nel 1971, momento in cui la controcultura imperversa in tutto il mondo e il vento del cambiamento sferza l’occidente al suono del rock e della contestazione, esce l’intimistico Friends&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>( di Lewis Gilbert, 1971 )</p>
<p>Nel 1971, momento in cui la controcultura imperversa in tutto il mondo e il vento del cambiamento sferza l’occidente al suono del rock e della contestazione, esce l’intimistico Friends (Due ragazzi che si amano), film per quell’epoca decisamente controcorrente, velatamente naturalistico e  antesignano di quel target adolescenziale che esploderà qualche anno più tardi con Il tempo delle mele, Laguna blu e Paradise. Stucchevole; forse banale e mieloso, ma la favola d’amore di Lewis Gilbert ebbe un certo successo ed un insospettabile stuolo di estimatori,  grazie anche alle belle canzoni di Elton John che ne formavano la colonna sonora e di cui è stata prodotta un vasta discografia.   </p>
<p>LA TRAMA<br />
L’adolescente e ribelle Paul, figlio di un dispotico uomo d’affari inglese, fugge di casa e incontra l’orfana Michelle con cui instaura una sincera amicizia. I due ragazzi da Parigi raggiungono il sud della Francia e si stabiliscono in un casolare sperduto nella Camargue. Lì vivranno la loro storia d’amore semplice e pulita, condivideranno le difficoltà della vita e avranno un figlio sino a che gli investigatori mandati dal padre rintracceranno il ragazzo….. </p>
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		<title>Sirio6070 * Argent</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 15:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Nuti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nel delicato passaggio dai &#8217;60 ai &#8217;70, quando c&#8217;erano &#8220;intuizioni&#8221; che lasciavano presagire che la musica stava cambiando, un nuovo progetto partì da quei suggestivi scenari inglesi che ancora profumavano di fragole e incenso&#8230; alzando il vento del rock progressivo.</strong></p>
<p>La cosiddetta “british invasion” partorì nella prima parte dei &#8217;60 un caleidoscopio di gruppi che per la loro grande creatività furono destinati ad oltrepassare il decennio con nuove idee e profusione di note, tanti senza mai fermarsi o cambiare nome, come gli Who o gli Stones, tanti sciogliendosi all&#8217;apice del successo per proseguire in progetti separati, come i fondamentali Beatles; ma ci fu anche chi, percependo anzitempo nuove esigenze, si gettò in nuovi percorsi che in un certo modo dichiaratamente rompessero con il beat da subito. E&#8217; il caso di Rod Argent, classe 1945, ex colonna dei leggendari Zombies, che al crepuscolo del decennio sessanta delineò gli Argent, innovativo progetto che da subito pose le basi per tracciare una strada che in molti avrebbero percorso.<br />
Dopo alcuni demo registrati nel 1968, all&#8217;indomani del leggendario masterpiece degli Zombies Odessey And Oracle, si delinea la formazione storica della band, che avrebbe inciso i primi lavori. Accanto a Rod c&#8217;erano musicisti altresì grandiosi come Russ Ballard (The Roulettes, Unit 4+2), polistrumentista e co-autore dei brani insieme a Chris White (ex bassista co-fondatore degli Zombies), il bassista Jim Rodford, cugino di Rod Argent (proveniente dai Mike Cotton Sound) ed il batterista Bob Henrit. La leadership della band, in termini di frontman era senza dubbio suddivisa tra Argent e Ballard, due personalità ricche di sfumature contrapposte ma che sapevano compensarsi alla perfezione.</p>
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